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Trento, 19 dicembre 2011
IL PASTICCIO SULL’ACQUA NON È COLPA DEI REFERENDUM
Lettera di Lucia Coppola, dei Verdi e Democratici per Trento
da l’Adige di lunedì 19 dicembre 2011

Nella seduta del Consiglio Comunale di mercoledì 15 dicembre, nel corso della discussione della delibera sulla gestione dei Servizi Idrici del Comune Trento, alcuni consiglieri del PDL hanno pesantemente criticato gli esiti del referendum del 12 e 13 giugno che, a larga maggioranza, hanno fermato l'accelerazione alle privatizzazioni impresse dalle norme statali del 2008-2009, abrogando la norma che imponeva l'obbligo di esternalizzazione ad un socio totalmente privato, con la presenza minima del capitale privato al 40%, nel settore dei servizi idrici. Il Referendum ha altresì sancito, raccogliendo un diffuso sentire, che i beni comuni, in primis l'acqua, sono direttamente legati a valori che trovano una collocazione costituzionale e che necessariamente devono informare gli Statuti dei Comuni.

In seguito, la legge 2011 n. 106, nell'art. 10 , intitolato “Servizi ai cittadini”, ha istituito l'Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua. In Trentino si è recato a votare il 64,43% degli aventi diritto al voto (57% a livello nazionale) e tra questi il 93% si è espresso a favore dell'abrogazione degli articoli oggetto del referendum. Cito questi numeri per rispetto delle persone, uomini e donne consapevoli e responsabili, che nel corso della riunione consiliare sono stati chiamati in causa come responsabili, tra l'altro, del fatto che il Comune di Trento si trova ora di fronte alla necessità di acquistare la rete dell'acquedotto, per la modica cifra di 42 milioni di euro.

Credo perciò che sia necessario chiarire che il riacquisto della rete da parte della nuova società in house votata dal Consiglio Comunale di Trento nella medesima seduta, è praticamente un obbligo perchè se Dolomiti Energia, e non a causa de Referendum, non sarà più concessionaria del Servizio Idrico, non si potrà applicare la normativa provinciale secondo cui la proprietà delle reti è della Provincia, degli Enti Locali o di SpA 100% pubbliche, fatta salva l'eccezione: “ Con riguardo ai beni che alla data di entrata in vigore di questa legge non siano di proprietà di enti pubblici, anche a carattere economico, la provincia e gli Enti Locali possono disporre che, in deroga a quanto previsto, i beni medesimi siano mantenuti in proprietà al soggetto affidatario del servizio. In tal caso, alla scadenza dell'affidamento, i beni sono trasferiti al nuovo affidatario (il Comune di Trento) il quale corrisponde al precedente un indennizzo.”

Solo molta malafede o scarsa informazione, può attribuire all'entusiasmante risultato del Referendum la colpa di questa situazione, certamente non piacevole, che va esclusivamente addebita a coloro che a suo tempo vollero lasciare la proprietà dell'acquedotto alla SpA, successivamente assorbita da Dolomiti Energia.

Lucia Coppola
Consigliere comunale dei Verdi e Democratici per Trento

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